Mr. Tree E Il Pianeta Invisibile

 

 

Due anni e molti incarichi dopo…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La folla si accalcava sulla piattaforma, rendendo disagevole l'atterraggio dell'astrorollsroyce nuova fiammante. Urlavano, si dimenavano chiamando ad alta voce il nome di Mr. Tree.

"Evviva Mr. Tree!", urlò qualcuno ed il coro ripetè con enfasi, finchè dalla lussuosa astrovettura uscirono un paio di omaccioni che cominciarono a farsi largo tra la folla.

Finalmente si aprì la portiera: una rigogliosa chioma, dalle foglie verde intenso, spuntò dall'auto.

Un lungo applauso scrosciò roboante da parte di tutti gli abitanti di New Florence venuti a ricevere il loro famoso concittadino.

Mr. Tree indossava un paio di occhiali scuri, un orecchino al ramo auricolare destro e un paio di astrojeans ultima moda. Salutò i suoi ammiratori con fare da superstar e si incamminò lentamente verso la sede del Comando Supremo Astrale. I due gorilla non lo perdevano di vista un momento.

Ad attenderlo c'era una persona che conosceva molto bene.

"Signor Hyford, che piacere vederla di nuovo!", fece l'albero porgendo il ramo. L'altro glielo strinse calorosamente.

"Mr. Tree! Le sono molto grato per aver accettato di incontrarmi. Prego, si accomodi!"

L'albero appoggiò il suo tronco sulla comoda poltrona, accavallando i rami. Sopra il tavolo c'era un astrovisore che trasmetteva un programma pubblicitario.

Ad un tratto apparve sul video l'immagine di Mr. Tree. Teneva in mano un prodotto mostrandolo con tutta la sua fierezza, poi, con un sorriso ebete che emergeva radioso dalla folta chioma fogliata, disse:


 

 

"Ehi, tu!

Sei un albero sapiens come me?

Usa SUPER POLLON

per delle notti di ... SUPER goduria!

SUPER POLLON

aumenta la sensibilità durante l'impollinazione.

E' un consiglio di... MR. TREE!"

 

 

Il signor Hyford commentò cortesemente:

"Il suo successo personale è in continuo aumento!"

Mr. Tree non sembrava neppure averlo ascoltato.

"Questa civiltà dei consumi è riuscita a rovinarmi", ammise con amarezza, "ho nostalgia dei miei vecchi incarichi. Ricordo quando giravo per la Galassia a bordo di vecchie astronavi, o facevo del razzostop fermandomi nei posti più impensati!"

"Eh, come la capisco", asserì Hyford, "avrei voluto anch'io essere un intrepido come lei, ma con la mia pigrizia non sono mai riuscito a sollevarmi da questa sedia!"

"Non potrebbe affidarmi di nuovo qualche incarico?", chiese quasi supplicando Mr. Tree.

"Con tutti i soldi che ha... qual è il problema? Può partire anche subito!"

"Per andare dove?", fece l'albero, "a catturare serpenti con morso alla fragola o tartarughe appassionate di motociclismo? Io voglio un incarico vero!"

Il signor Hyford lo guardò dritto negli occhi.

"Ne è proprio sicuro?"

"Certo!", disse Mr. Tree. "Sono stufo di pubblicità, ricevimenti e riunioni d'affari."

"O.K. Mi ha convinto. Penso proprio di avere il caso che fa per lei. Ma mi dovevo assicurare che il suo attuale stile di vita non l'avesse, per così dire... rammollito! Si tratta di una missione estremamente difficoltosa: ci sono alcuni problemi che sembrano insormontabili..."

"Farò del mio meglio.", disse Mr. Tree.

Il signor Hyford fece una pausa piena di suspense:

"Si tratta di trovare il pianeta Invisibile..."

"Il pianeta Invisibile?", si meravigliò l'albero. "Mai sentito nominare!"

"Eppure esiste! Ne abbiamo la prova." Tirò fuori da un cassetto una minuscola scatola.

"Che cos'è?", chiese Mr. Tree.

"E' scolorina. La usiamo per togliere le macchie, per cancellare le scritte, per eliminare gli aloni. E costa solo cinquanta cents il flacone."

"Cosa c'entra il pianeta Invisibile?"

"Ne è il più grande produttore ed esportatore. La sua qualità è ottima, i suoi prezzi concorrenziali. Sta minacciando l'economia dell'intera Galassia!"

Mr. Tree prese in mano la scatola di scolorina, esaminandola come farebbe un novello Sherlock Holmes.

"Siete i soliti superficiali.", asserì.

"Come?", fece Hyford.

"Qui sulla scatola, dico, c'è l'indirizzo!"

Mr. Tree lesse ad alta voce:

 

 

"PIANETA INVISIBILE

settimo pianeta della stella MIRROR

Galassia meridionale!"

 

 

E si rese conto che la sua nuova missione era finalmente  cominciata .


15

 

 

 

 

Parcheggiò l'astrorolls in uno spiazzo col custode automatico. Gli sarebbe costato dieci dollari al giorno, ma preferiva stare tranquillo.

"Cinquanta dollari d'anticipo, signore.", pretendeva la vocina computerizzata del custode.

"Acc... pure l'anticipo!", imprecò l'albero consegnando il suo astrocredito. In pochi secondi il braccio meccanico lo regolarizzò e poi lo consegnò indietro.

Mr. Tree si diresse verso l'officina, cercando qualcuno a cui chiedere informazioni. Quel luogo lasciava proprio a desiderare, ma il signor Hyford glielo aveva consigliato e lui si era lasciato convincere.

"Desidera qualcosa, signore?", disse un tizio che aveva l'aria di lavorare lì.

"Beh, avrei bisogno di un'astronave. Non troppo comoda o costosa... Sa, di quelle robuste che hanno girato mezza galassia: sono un nostalgico dei bei tempi passati!"

"Ne abbiamo una che fa al caso suo, signore", disse il tizio, "costa solo ventimila dollari chiavi in mano... è un vero affare, sono molto richieste."

"O.K. la prendo!" Consegnò il suo astrocredito e si diresse subito verso l'hangar che gli era stato indicato.

Svoltò l'angolo.

Era forse un'astronave quella che aveva davanti agli occhi? Mr. Tree cominciò a dubitarne: la strana macchina era grande più o meno come un elicottero, aveva strani arti prensili, grossi fanali e luci psichedeliche di ogni forma e dimensione che si accendevano e si spegnevano al ritmo dell'ultimo successo di Madonna, che ascoltava tramite una specie di grosso walkman applicato agli apparati uditivi.

Non appena lo vide, l'astronave disinserì il walkman:

"Ciao! Sei tu il mio nuovo padrone?"

"Ehm... credo di sì.", rispose l'albero con un certo timore.

"Bene! Io sono Gilda!", fece porgendogli quella che avrebbe dovuto essere una mano.

"Io mi chiamo Mr. Tree."

L'astronave lo catapultò all'interno non troppo delicatamente e cominciò a prendere la rincorsa:

"Sei pronto alla partenza?"

Mr. Tree era rimasto a rami all'aria e ancora non si rendeva bene conto degli eventi.

"Vai pure!", disse e l'astronave decollò.

In poco tempo Mr. Tree si ritrovò in orbita, soddisfatto anche se ancora un poco confuso.

"Dovresti dirigerti un poco di più verso Altares", disse l'albero, "dobbiamo andare su Mirror."

L'astronave non asserì nulla e la rotta era rimasta immutata.

"Senti, scusa, dovresti correggere la rotta..."

Ancora silenzio.

L'albero provò a tossire educatamente.

"Devi correggere la rotta!", disse nuovamente.

L'astronave taceva.

"GILDAA!", urlò Mr. Tree con quanta più voce aveva in corpo e spettinandosi tutte le foglie.

"Eh, mi hai chiamato?", rispose finalmente.

"Eccome se ti ho chiamato, è mezzora che sto cercando di avvertirti che devi modificare la rotta!"

"Sono veramente mortificata. Stavo ascoltando un po' di heavy metal col mio walkman, anzi se vuoi possiamo ascoltarlo insieme... (inserì la musica nei diffusori dell'abitacolo) C'è un certo Joe Satriani che..."

"Vuoi stare zitta per qualche momento?", la interruppe Mr. Tree con tono di rimprovero. "Per prima cosa dirigiti verso Mirror..."

"Già fatto!"

"Bene. Ora, per favore, spegni quel coso perchè sennò rischio d'impazzire!"

La musica cessò.

"La nostra missione è d'importanza capitale.", declamò l'albero.

L'astronave si irrigidì sull'attenti.

"Perfetto! Ora, per favore, accendi l'impianto di aerazione perchè qui fa troppo caldo!"

Detto questo, il tettuccio dell'astronave si spalancò di colpo e per poco Mr. Tree non finiva negli spazi siderali.

Gilda era un'astronave cabriolet.

 "Cosa significa questo?", chiese l'albero.

"Non abbiamo impianto di aerazione!", rispose Gilda. "E' l'unico modo per abbassare la temperatura."

Dopo un primo attimo di sbigottimento, Mr. Tree trovò che la situazione era piacevole (meno male che non era umano) e il viaggio proseguì in maniera tranquilla.

Gilda aveva acceso di nuovo il suo walkman e questa volta stava ascoltando un po' di rock-fusion, fischiettando e guardando i suoi film preferiti sul suo televisore da polso. Mr. Tree, invece, osservava i panorami stellari, le galassie dalle forme bizzarre (ce n'era una persino a forma di albero), i planetoidi che erano dislocati lungo la rotta di astronavigazione che erano diventati basi di giganteschi cartelloni pubblicitari.

Ogni tanto, nei pressi di qualche area di servizio, capitava di trovare anche una sfilza di allegre donnine, specie nei pressi dei sistemi di Alluman, Transector e Somaso, zone poco raccomandabili.

A Mr. Tree capitò di vedere una bellissima venusiana dalle antenne dolci e lunghe che a momenti lo fece svenire (sembrava una top-model). Avrebbe voluto approfittarne, ma Gilda, che forse era un poco gelosa, lo convinse a rinunciare.

Ad un tratto, furono costretti a fermarsi ai caselli iperspaziali per pagare il pedaggio. Si avvicinò un tizio vestito di nero, rivolgendosi a Mr. Tree:

"Mi scusi, signore, non avrebbe un passaggio da offrirmi?", disse il tale.

"Chi è lei?", chiese l'albero.

Il mio nome è Padre Carol. Sono un prete alla ricerca di Dio."

Mr. Tree lo osservò con più attenzione. Il suo era un tipico doppiopetto alla Trantor con condotti umorali in plastica scuri e frattaglie cromate di Sobor. Insomma, a parte il colore nero, nulla avrebbe fatto presagire che si trattava di un prete, ma a dire il vero la Chiesa era molto più permissiva che in passato e il manico del portachiavi a forma di crocifisso gli tolse ogni dubbio.

"Saremo felici di accoglierla a bordo, padre!", fece Mr. Tree lasciandolo entrare. "Noi siamo diretti su Mirror. Potremo accompagnarla fin laggiù."

Non appena si fu accomodato, il prete tirò fuori dalla tasca un flacone e fece per inghiottire alcuni confetti.

"Scusate, ma sono le due e devo prendere le vitamine!"

"Gilda, servizievole come sempre, gli porse un bicchiere d'acqua.

"Prego, padre.", fece l'astronave gentilissima, dopodichè, fischiettando un motivetto folcloristico irlandese, riprese il viaggio a velocità moderata.

Mr. Tree e il prete fecero presto amicizia e improvvisarono una partita a scopone spaziale con un vecchio mazzo di carte marziane sudicie e ingiallite.

"E così, padre..."

"Chiamami pure Carol!", fece il prete.

"E così, Carol, sei alla ricerca di Dio!"

"Sono anni che lo cerco", disse sospirando, "ho girato mezza galassia nel vano tentativo di stargli dietro, ma ogni esito è stato infruttuoso." Sorrise, aveva fatto scopa per la terza volta.

"Comunque", riprese, "ci sono andato vicino in moltissime occasioni!"

"Davvero?", chiese meravigliato Mr. Tree.

"Certo! Pensa che nel '63 ho alloggiato all'Hilton Hotel di Vega e sono venuto a sapere che se n'era andato da appena due settimane! Avrei voluto la stessa camera, ma quegli strozzini se la facevano pagare a peso d'oro. Ho dovuto rinunciare!"

"Come mai sei alla ricerca di Dio?", chiese Mr. Tree.

"Devo assolutamente trovarlo.", aggiunse Carol facendo scopa per l'ennesima volta. "Devo informarlo sull'andamento spirituale dell'Universo, devo comunicargli che gli eventi hanno preso una brutta piega!"

"E dove pensi di trovarlo?", chiese Mr. Tree cominciando a pensare che il prete barasse.

"In giro! Chiedo nei Motel, nelle stazioni di astropullman, nei principali posti di polizia. Talvolta mi giungono sue notizie dai luoghi più lontani della galassia. Pensa che una volta si è recato a sciare fin sulle Alpi Italiane!"

"Addirittura!", fece l'albero.

"Pare di sì. Prima o poi andrò anch'io. Chissà, forse è un frequentatore abituale... solo che non so sciare!"

A questo punto il prete guardò l'orologio:

"Sono le tre", disse, "devo prendere gli antibiotici!" Ne tirò fuori dal taschino una confezione e deglutì una compressa.

Mr. Tree, intanto, consultava le carte galattiche.

"Siamo quasi arrivati, eh Gilda?"

"Sì, siamo nei pressi del sistema Mirror. Dove mi devo dirigere?"

"Sul pianeta Invisibile, dovrebbe essere il settimo.", disse l'albero.

"Sei sicuro che sia il settimo?", chiese l'astronave.

"Certo che sono sicuro!"

C'è un problema. Il settimo pianeta è visibile!"

"Cooosa?", fece Mr. Tree osservando lo schermo. I pianeti della stella Mirror erano tutti grossi, tondi e ben visibili. "Come è possibile?"

"Sei sicuro che non ti hanno dato l'indirizzo sbagliato?"

Mr. Tree mostrò la scatola di scolorina che aveva portato con sè.

"Cosa facciamo?", chiese il prete.

"Scenderò ugualmente sul settimo pianeta", fece Mr. Tree, "voi mi aspetterete in orbita, in caso di pericolo vi avvertirò via radio." Se ne sistemò una dietro un ramo secondario.

Detto questo Mr. Tree aprì uno sportellone e si gettò all'esterno. Gilda si affrettò a richiuderlo per non far morire soffocato il prete.

Mentre l'inconfondibile albero, con la sua chioma fogliata, planava delicatamente sul pianeta e la sua sagoma scompariva pian piano dalla loro vista, l'astronave e padre Carol ebbero modo di conoscersi meglio.

"Quali sono le tue letture preferite, cara?", chiese il prete.

"Ah, padre! Sinceramente non ho avuto molto tempo ultimamente. Sa, il mio sogno segreto è di diventare un'attrice e così preferisco leggere copioni per poi cimentarmi in privato, insieme a qualche amico. La mia astronave preferita è l'Enterprise di Star Trek, ma..."

"Certo cara!", l'interruppe il prete visto il prolungarsi del discorso. "Capisco i tuoi impegni, ma è male trascurare lo spirito per le cose materiali. Guarda!"

Le mostrò alcune riviste commentandole:

"Questa è una copia dell'Osservatore Marziano, quindicinale dove troverai tutte le informazioni sulle attività odierne della Chiesa Astrocattolica. Quest'altra, Cristo Galattico, riporta i brani tratti dai testi sacri e tradotti in galattico standard con versione originale inglese a fronte. Quest'ultima copia è il miliardesimo numero della gloriosa Famiglia Cristiana, con in regalo un rosario placcato in oro."

L'astronave accettò con piacere le riviste che padre Carol le aveva offerto.

"Ora, cara", aggiunse il prete, "se vuoi dare una piccola offerta, un contributo rimborso spese per la carta, inchiostro e materiali vari..."

Gilda pensò fra sè che se lo sarebbe dovuto aspettare e gli sganciò venti dollari, visto che il prete non aveva neppure il resto da darle.

Poi si rimise il walkman, chiedendosi come mai ci cascava sempre e alzò il volume al massimo livello, mentre il prete, visto che erano le quattro, ne approfittò per mettersi due gocce di collirio negli occhi.


16

 

 

 

 

Visto dall'alto, quel settimo pianeta era davvero curioso. Rifletteva una luce verdastra che gli conferiva un'aureola, tale da non farlo sembrare neppure reale.

Mr. Tree planò delicatamente su di una lunga distesa pianeggiante. Poteva distinguere diversi fabbricati in lontananza e non appena appoggiò al suolo i primi rami, cominciò a dirigersi verso quella che sembrava la costruzione principale.

Un vecchio canuto dalla folta barba irsuta sonnecchiava tranquillamente su una sedia a dondolo posta di fronte al portone d'ingresso. Si svegliò di soprassalto, avendo intravisto un albero che avanzava con estrema disinvoltura.

"Chi va là?", chiese il vecchio inforcando gli occhiali.

"Buon giorno, signore!", salutò cortesemente Mr. Tree. "Avrei bisogno di qualche informazione: sono alla ricerca del pianeta Invisibile..."

"Veramente non saprei", fece il vecchio, "ci siamo trasferiti qui solo pochi mesi fa. Di questi tempi i traslochi sono all'ordine del giorno... Comunque penso che debba trattarsi del precedente inquilino."

"Inquilino?", ripetè l'albero.

"Certo questo pianeta è in affitto. Il prezzo non è molto alto, considerando che l'illuminazione offerta dalla stella Mirror è discreta e non si spende molto per il riscaldamento. E' difficile trovare un posto più a buon mercato! Ma... lasci che mi presenti: il mio nome è Demiurgo."

Mr. Tree gli strinse la mano con aria confusa.

"Mai sentito parlare di me?", continuò. "Sono il custode dell'Iperuranio."

L'albero lo guardava divertito.

"E che cosa custodite?"

"Per tutti i filosofi, custodisco le idee!", rispose Demiurgo. "Esse sono la rappresentazione dell'oggetto della razionalità umana, una pura astrazione che eppure ha vita propria! Anzi... non sarai anche tu una di quelle? Bada che non c'è più posto neanche per un'idea da mezza tacca..."

"No, no! Sono un vero albero sapiens."

"Ah, scusa. Sai, non capita spesso..."

Demiurgo gli accarezzò la folta chioma che profumava di clorofilla, ma dovette smettere perchè Mr. Tree soffriva il solletico. Poi, si alzò dalla sedia e si diresse all'interno del caseggiato.

Una scritta diceva:

 

 

MUSEO DELLE OTTIME IDEE

PIANETA IPERURANIO

apertura mercoledì ore 16

 

 

"Stavo giusto per aprire, sono le quattro!", asserì Demiurgo infilando la chiave nella toppa.

All'interno l'illuminazione era fioca, ma ci si abituarono presto. L'ambiente era molto grande e sembrava contenere una grossa quantità di oggetti semoventi dalle forme bizzarre che si voltavano al passaggio dei due. Il custode volle presentare a Mr. Tree alcune delle idee più famose:

"Questa è Emma, l'idea della radio a transistor, poi c'è Silvana la pila di Volta e Vincenza, la più anziana delle tre, l'idea della ruota!"

Le idee salutarono.

"Tutte idee strabilianti!", commentò Mr. Tree.

"Soltanto le migliori sono ospitate nel Museo. Ecco, laggiù c'è Iva l'Aspirina e Mary la borsa dell'acqua calda!"

Mr. Tree guardava con ammirazione le sagome strampalate di tutte quelle idee che camminavano ancheggiando e gli sorridevano maliziosamente. Incredibile! Stava riscuotendo molte simpatie!

Fu sul punto di fuggire insieme all'idea della Torta di fragole, ma Demiurgo fece in tempo a fermarlo.

"Ti farò vedere qualcosa che non mostro mai a nessuno!", disse il vecchio dirigendosi al seminterrato. Entrarono in un locale recante la scritta 'MAGAZZINO'.

"Cosa tenete qui?", disse l'albero vedendo mucchi di casse accatastate le une sulle altre.

"Questo è il Magazzino delle idee che non servono a niente.", disse sottovoce Demiurgo. "Ogni giorno arrivano dieci astroTir carichi di nuove idee e solo una su un milione è abbastanza interessante da essere ospitata al Museo, le altre vengono stipate qui. Dovremmo gettarle in un inceneritore, ma nessuno ha ancora avuto l'idea di mandarcene uno."

Mr. Tree scelse una cassa a caso e curiosò all'interno. Vi trovò Camillo, l'orario dei treni, mesto e pensieroso; Cosimo, rappresentante dei critici letterari, anemico e sconvolto; e Genoveffa, l'idea dell'appendice intestinale, accasciata sul fondo della cassa, in preda ad una crisi esistenziale.

Quelle povere idee si trovavano in tale stato di abbandono che Mr. Tree, impietosito, provò a soccorrerle, ma non appena si fu avvicinato Genoveffa lo morse ferocemente.

"Ah!", gridò Mr. Tree. "Brutta vipera!"

L'appendice ridacchiò soffusamente.

"Richiudi la cassa!", consigliò Demiurgo. "Come vedi non ci si può fidare di loro."

Uscirono dal Museo utilizzando una porta secondaria. Mr. Tree ringraziò il custode per l'interessante visita guidata.

"E' stato un piacere!", disse Demiurgo. "Mi dispiace di non averti potuto aiutare per il pianeta Invisibile."

"Cercherò di arrangiarmi!", rispose Mr. Tree mentre chiamava Gilda via radio.

"Ti consiglio di consultare le pagine gialle.", gridò il vecchio, mentre l'albero veniva issato a bordo da un gancio meccanico. Dopodichè scomparve dalla vista del pianeta.


17

 

 

 

Il prete non aveva capito bene.

"Dove hai detto che dobbiamo fermarci?", chiese.

"Alla prossima area di servizio", rispose Mr. Tree, "ci serve una cabina telefonica!"

"Dovrebbe essercene una ogni venti o trenta parsec, credo.", asserì Gilda intonando una romanza con voce da soprano.

In quel momento squillò la soneria di un orologio.

"Sono le cinque!", esclamò padre Carol. "Devo assolutamente farmi l'iniezione di calcio."

"Perchè stai guardando me?", disse l'albero.

"Non vorrai che sia Gilda a farmela?!", lo supplicò e poi aggiunse sottovoce: "E' pur sempre un'astronave."

Mr. Tree fece buon viso a cattivo gioco. Scoprì di non sopportare la vista degli aghi e fu costretto a ripetere l'operazione tre o quattro volte, prima di riuscire a portarla a termine.

"Spero di trovare un infermiere migliore prima dell'iniezione delle undici!", borbottò il prete.

"Ehi, di' un po'", fece l'albero, "ma quante cure stai seguendo?"

"Sono di salute cagionevole", spiegò Carol, "ho bisogno di una curetta ricostituente. Alle sei devo prendere le pillole per il mal di spazio e poi le inalazioni, le trazioni, la cura per il fegato e il massaggio cardiaco. Prima di andare a letto una pastiglia per la gola e una supposta per i reumatismi."

Mr. Tree stentava a crederci.

"Eccoci arrivati!", esclamò Gilda rallentando e cambiando corsia. "Speriamo che la toilette sia pulita e curata. Avrei proprio bisogno di una rinfrescatina!"

Si fermarono sulla piattaforma di sosta. Non appena padre Carol vide un astro-pullman di turisti in gita a Lourdes, decise di unirsi a loro, salutando e ringraziando per il passaggio.

Mentre l'astronave faceva rifornimento di carburante, l'albero decise di entrare nel bar per prendere qualcosa. Ordinò una abbondante porzione di sufflè molto calda.

Intanto cercò l'elenco del telefono e scelse un tavolino vicino all'ingresso, cominciando a sfogliare le pagine gialle.

Poco dopo arrivò l'inserviente con il sufflè.

"E' caldo?", chiese Mr. Tree.

"Sì", rispose l'altro, "beh, tiepido forse..."

"La prego, lo faccia scaldare un altro po'."

Nel frattempo continuò a consultare l'elenco, cercando sotto la lettera I e sotto la P. Non trovò nulla. Annotò, invece, un numero che poteva essergli utile:

 

 

UFFICIO PLANETARIO

CAMBIAMENTI DI RESIDENZA

**  749521  **

prefisso per chi chiama da fuori galassia    050

 

 

Intanto arrivò il sufflè fumante, lasciando una forte scia odorosa. L'inserviente fece per versarne un po' sul piatto che Mr. Tree aveva davanti.

Un urlo straziante lacerò l'aria.

"Avete deciso di arrostirmi?", fece una vocina acuta in falsetto.

Mr. Tree si girò guardandosi intorno.

"Chi è quel cretino che mi ha versato del sufflè bollente?", fece ancora il piatto incavolatissimo.

L'inserviente se ne era già andato, lasciando tutto sul tavolo e Mr. Tree non sapeva che scuse prendere.

"Mi perdoni...", azzardò, "non potevo certo immaginare..."

"Ehi, di' un po'. Per chi mi hai preso? Per una pirofila?", continuò il piatto, "non le sopporto certe temperature, io. Ho la ceramica sensibile."

"O.K. Ti ho fatto le mie scuse!", ribattè Mr. Tree. "Ora, se non ti dispiace, vorrei un po' di silenzio: non riesco a mangiare con il piatto che mi blatera sotto i denti."

Il piatto emise un ghigno indispettito, dopodichè si ammutolì.

Mr. Tree mangiò il suo sufflè, pensando che non era poi così caldo e che quella scodella parlante avrebbe fatto meglio a rinforzarsi la ceramica. Poi si alzò, pagò il conto e si diresse verso il telefono. Compose il numero, chiedendo dell'Ufficio Planetario.

"Qui U.P. desidera?", fece una signorina dalla voce antipatica.

"Vorrei un'informazione", disse Mr. Tree, "desidero conoscere il nuovo indirizzo del pianeta Invisibile..."

"Mi dispiace, non diamo queste informazioni per telefono. Deve recarsi alla sede centrale sul pianeta Fila. Grazie e arrivederci."

Mr. Tree uscì pensieroso dal bar e trovò che Gilda era già pronta per la partenza. Saltò su e ripresero il viaggio.

Notò che l'astronave era stranamente euforica.

"Cosa ti è successo?", chiese l'albero con curiosità.

"Sapessi!", rispose Gilda. "Certe volte è proprio strano il mondo! Forse non ti ho detto che sono un'accanita collezionista di dischi. A casa ne ho una raccolta di circa sei o settemila..."

"Che?", si meravigliò Mr. Tree, "ti saranno costati una fortuna!"

"Li ho pagati con le ripetizioni di chimica che davo ai ragazzi del Liceo."

"Ripetizioni?", ripetè l'altro.

"Cosa credi, mi sono laureata all'Università di Plutone in Chimica Industriale. Ho il diploma di Infermiera e ho seguito con profitto un corso di Stereodattilografia... Ma torniamo alla mia raccolta: sono anni che sto cercando tutti gli album di Mina in versione compact e le mie ricerche sono sempre state infruttuose. Persino a Cargobello Road di Gossip III li avevano terminati. E cosa succede in questo buco di area di servizio?"

"Che succede?", chiese Mr. Tree.

"Ne trovo ben due, dico, DUE!!", l'astronave era come impazzita per la gioia. Saltellava come una matta, rendendo precario l'equilibrio del povero albero che aveva lo stomaco fin sui germogli.

"Gilda, posso farti una domanda?", le chiese.

"Di' pure, caro!"

"Quanti anni hai?"

"Ehi, ti pare una cosa da chiedere ad una signora?", rispose l'astronave. "Comunque... beh sì, forse qualcuno più di te! Non sottilizziamo..."

Intanto si stavano avvicinando al sistema Planetario Ministeriale, sui cui pianeti erano stati dislocati i principali ministeri della galassia. Il pianeta Fila era il diciannovesimo in fondo, vicino alle comete, e disimpegnava i principali sportelli aperti al pubblico.

E' inutile specificare che la fila era semplicemente abominevole.

L'astronave atterrò sull'astroparcheggio incustodito e giurò più volte a Mr. Tree che non avrebbe offerto passaggi agli estranei. L'albero raggiunse la coda, badando a non sbagliare sportello. Davanti a lui c'erano la bellezza di diciannovemila e settecentoventisei persone.

Mentre aspettava il suo turno fece diverse conoscenze: un maramhir a sedici tentacoli, quattro selaniani che protestavano per una bolletta troppo cara e una famiglia di Gurumesh che era stata sfrattata.

All'improvviso gli altoparlanti sistemati nell'imponente salone tuonarono un messaggio:

 

 

ATTENZIONE

MESSAGGIO PER  MR. TREE

BLOCCA IMMEDIATAMENTE

LA PRODUZIONE DI SCOLORINA

O  SIAMO ROVINATI!!

 

 

Mr. Tree era furibondo. Riuscivano sempre a rendere vano ogni suo tentativo di viaggiare in incognito.

All'improvviso successe dell'incredibile. Venne aperto un nuovo sportello! La calca che si sviluppò fu terribile. L'albero non si era accorto di nulla, ma fu miracolosamente trasportato in prima posizione da un tubaphir velocissimo le cui corna ramificate si erano impigliate sulla sua folta chioma. Ora era soltanto il settimo ed il suo turno sarebbe arrivato presto.

"Ci si rivede!", disse un tizio dalla fila accanto.

Mr. Tree riconobbe il prete alla ricerca di Dio che aveva lasciato poco prima.

"Cosa ci fai qui, Carol?", chiese l'albero stupito. "Non eri partito per Lourdes con quei turisti?"

"Sono ancora diretto a Lourdes.", specificò padre Carol. "Sto facendo la fila per il biglietto d'ingresso; anzi caro, visto che sei qui, non avresti da prestarmi cinque dollari? Sai, sono un po' a corto di spiccioli..."

Mr. Tree, a malavoglia, sganciò il contante, dopodichè si salutarono di nuovo.

Finalmente fu il turno di Mr. Tree, che formulò la sua domanda. Inaspettatamente l'impiegato fu di una gentilezza inaudita che rasentava l'incredibile.

Era un tipo grassottello, con la camicia fuori posto e una matita-laser sull'orecchio destro.

"Non si preoccupi, signor Tree.", disse premuroso. "Adesso inseriremo i dati e l'archivio ci darà tutte le informazioni in suo possesso."

"Pianeta Invisibile", disse l'archivio, "nuovo indirizzo: tredicesimo pianeta della stella Salomè, settore est."

"Diamine", esclamò Mr. Tree, "non conosco quel settore!"

"Non c'è alcun motivo di preoccuparsi", disse l'impiegato gentile, "le daremo tutto l'aiuto necessario. Anzi, sa cosa le dico? La accompagnerò personalmente sul pianeta!" E si infilò la giacca sorridendo cordialmente.

Mr. Tree era molto confuso.

"La ringrazio, ma... come farà con la fila?"

"Oh, non si preoccupi. Aspetteranno. Devo prima assicurarmi che lei sia soddisfatto, signor Tree."

Detto questo si diressero verso l'uscita.

"Ha il suo mezzo privato?", chiese ancora.

"Sì", rispose Mr. Tree, "Gilda è parcheggiata proprio dietro l'angolo."

L'astronave fu molto contenta di vedere un volto nuovo e li fece accomodare riprendendo il viaggio.

"Qual è il suo nome?", chiese curiosa come sempre, mentre inseriva le coordinate della rotta.

"Angelo", rispose l'impiegato gentile, "Angelo Ksferiut. Sono eschimese di madre marziana."

"E' abituato al freddo allora!", puntualizzò Mr. Tree.

"A dire il vero sono sempre vissuto su Fila, anche se mi piacerebbe molto tornare nei luoghi natali."

"Dovremmo essere arrivati.", disse Gilda. "Quella è la stella Salomè."

"Presto! Conta i pianeti. Dovrebbe essere il tredicesimo!"

"Caro mio", fece Gilda amaramente, "Salomè ha solo dodici pianeti!"

"E' ovvio", disse Angelo, "il 13 porta sfortuna! Ma non preoccupatevi, siamo già atterrati sul pianeta..."

"Cooosa!", esclamò Mr. Tree affacciandosi al finestrino. Ma non vide nulla.

Del resto come avrebbe potuto: quello era il pianeta Invisibile!


18

 

 

 

 

Mr. Tree appoggiò un ramo sul suolo del pianeta e cominciò a camminare sulla superficie trasparente. Era molto divertente, gli sembrava di camminare sulla gomma. Cominciò a saltellare con falcate sempre più lunghe e poi si dileguò correndo sempre più veloce.

Tutto ad un tratto, dall'astronave udirono un tonfo.

Mr. Tree era disteso sul suolo invisibile, semisvenuto.

"Disgraziato! Non hai visto il cartello?", disse una voce.

"Quale cartello?", fece l'albero ancora mezzo intontito.

"Quello che segnalava il muro. Ne mettiamo sempre qualcuno per i turisti. Dove credevi di stare in campagna?"

Mr. Tree sentiva la voce provenire da un angolo, ma non riusciva a vedere niente.

"Chi sei?", chiese.

"E chi vuoi che sia: sono un uomo invisibile. Mi chiamo Ivo.", rispose la voce. "Solo che farai meglio a spostarti di lì, o finirai nella buca..."

"Ah, grazie.", fece l'albero. "Tu riesci a vedermi?"

"Certo, noi invisibili vediamo voi visibili, tranne naturalmente quelli ciechi!"

"Interessante!", esclamò l'albero. "E tra di voi riuscite a vedervi?"

"Certo che no", sbuffò Ivo, "altrimenti non saremmo invisibili. All'inizio, infatti, non facevamo altro che sbattere l'uno con l'altro, poi abbiamo deciso di appenderci dei cartelli."

"E funzionava?"

"No! A poco a poco i cartelli cominciavano a perdere colore e poi diventavano invisibili. Oggi, però, abbiamo risolto il problema."

"E cioè?", fece Mr. Tree incuriosito.

"Abbiamo inventato la scolorina", rispose l'uomo invisibile, "ha una stranissima proprietà: scolorisce le cose visibili e colora quelle invisibili!"

"Così siete riusciti a vedervi!"

"Già, peccato che il suo effetto duri così poco. Siamo costretti ad applicarcela continuamente. Ne produciamo milioni di litri all'anno, ma la consumiamo quasi tutta per poterci vedere ogni tanto. Il rimanente lo vendiamo ai visibili."

Mr. Tree, in cuor suo, comprese quanto la scolorina fosse indispensabile per la sopravvivenza degli uomini invisibili e prese la difficile decisione di non rivelare la posizione del pianeta al Comando Supremo Astrale.

"Non potrei avere un po' di scolorina, per ricordo!", chiese l'albero, giusto per guadagnarci qualcosa.

"Certamente!", rispose Ivo. "Farò riempire i serbatoi della tua astronave. Potrai rivenderla a buon prezzo."

Mr. Tree salutò l'uomo invisibile, felice di aver preso la decisione giusta.

Tornò sui suoi passi dove lo aspettavano gli altri.

"Beh, come è andata?", chiese Gilda mentre alcuni operai invisibili la rifornivano di scolorina.

"Bene!", disse soddisfatto Mr. Tree. "Ma non dirlo a nessuno! Ufficialmente il pianeta Invisibile non esiste. Dov'è Angelo?"

Si era accorto solo ora della sua assenza.

"L'ho riaccompagnato su Fila", rispose Gilda rimettendosi in volo rumorosamente, "ha detto che era finito il suo turno."

L'albero guardò dai finestrini dell'astronave, ma non riuscì a vedere il pianeta Invisibile che eppure si stava allontanando.

"Bene! Allora si torna a casa!"

"Temo, invece, che dovremo tornare indietro sul pianeta!", esclamò l'astronave. "Non so se l'hai notato, ma credo che tu stia diventando... invisibile!"

Le braccia e alcuni rami delle gambe gli erano già scomparsi e il resto era in progressivo scolorimento. Rimanendo a contatto con il pianeta stava subendone l'influenza!

Mr. Tree svenne come era suo solito e la povera astronave si vide costretta a praticargli sette o otto docce di scolorina consumando tutta la sua riserva e sperando che l'effetto durasse per sempre.